Il caldo: una sfida culturale oltre che tecnica
Servizio comunicazione istituzionale
14 luglio 2026
Le ondate di calore sempre più frequenti ci costringono a ripensare radicalmente il modo in cui progettiamo e abitiamo gli spazi urbani. Ai microfoni dell'emittente tedesca WDR 3, Sascha Roesler, Professore straordinario di teoria dell'urbanizzazione presso l'Accademia di architettura dell'USI, invita a guardare alla climatizzazione non solo come una questione tecnica, ma come una "pratica culturale" che riguarda la società nel suo insieme.
Mentre in molte regioni del mondo l'aria condizionata è considerata uno standard imprescindibile, nell'Europa centrale – Svizzera e Germania in primis – il raffrescamento estivo resta invece un tema controverso, soprattutto per ragioni culturali ed energetiche, venendo spesso percepito come uno spreco energetico o una fonte di malanni. Secondo Sascha Roesler, questa diffidenza ha radici storiche: per generazioni abbiamo progettato gli edifici quasi esclusivamente in funzione del riscaldamento invernale. Oggi, l'adattamento a una mutata realtà climatica estiva impone una svolta culturale altrettanto profonda, i cui tempi di interiorizzazione saranno necessariamente graduali.
Dal condizionatore privato a una strategia collettiva di raffrescamento
Le proiezioni indicano che, entro la fine del secolo, le metropoli svizzere e tedesche avranno un clima simile a quello del nord della Spagna. "Non possiamo più permetterci di affrontare il problema lasciandolo alla sola iniziativa individuale o trasformandolo in uno scontro ideologico", spiega Roesler. Se l'installazione di condizionatori singoli da parte dei privati rappresenta la risposta immediata all'emergenza, la vera sfida risiede nel concepire il raffrescamento come un compito pubblico e collettivo, sulla falsariga di quanto storicamente fatto con le reti di riscaldamento centralizzato o di teleriscaldamento. L'adattamento al riscaldamento globale non può limitarsi agli spazi aperti e alle piazze, ma deve interessare in modo integrato le infrastrutture termiche interne agli edifici, a partire da quelle critiche come gli ospedali.
Cosa possiamo imparare dalle città del mondo
Gli studi condotti in contesti urbani come Singapore e Chongqing mostrano, secondo la ricerca del Prof. Roesler, i rischi di un approccio basato unicamente sul condizionamento privato, che può arrivare a vanificare gli interventi di progettazione bioclimatica e di ventilazione naturale. Per l'Europa centrale, Roesler propone un approccio fondato sulla tradizione democratica del territorio: definire collettivamente quali sistemi energetici e di climatizzazione siano necessari e come garantirne l'accesso equo. Nel lungo periodo, il minore fabbisogno di riscaldamento durante l'inverno contribuirà a compensare i consumi per il raffrescamento estivo nel bilancio energetico complessivo.
Soluzioni per il futuro urbano
Cambiare il modo di costruire gli edifici richiede decenni, ma la svalutazione dei centri urbani a causa delle isole di calore rappresenta un rischio già concreto per gli investitori e i proprietari immobiliari. Diventa quindi di primaria importanza riconsiderare l'uso dei materiali tradizionali, limitare le grandi facciate in vetro e implementare sistemi avanzati di ombreggiamento. Nel breve termine, le città potrebbero attivare risposte pratiche e accessibili, come l'apertura strategica alla popolazione di spazi pubblici già climatizzati – quali biblioteche, università e mezzi di trasporto pubblico – trasformandoli in vere e proprie "oasi termiche" capaci di offrire sollievo durante le ondate di calore.